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ATAF: un bilancio fatto bene

Sicuramente la gestione Bonaccorsi di ATAF è diversa da tutte le altre.

Sicuramente dopo anni di passività gestionale si vede che c’è la volontà di portare l’azienda in pareggio di Bilancio, bene, di renderla credibile, bene, e probabilmente di portarla alla vendita verso i privati. Mah.

Tanto clamore in questi giorni hanno fatto gli abbonamenti mensili messi in vendita tramite Groupalia: una via di mezzo tra una inutile pubblicità ed un regalino di Natale. O forse c’è altro.

Facciamo il giro della scrivania e venite a leggere quello che forse non sapete.

La rete vendita di ATAF sposa le regola del più forte sul più debole: più sei grande, grosso e ricco e più ti premio, più sei piccolo, brutto e povero e meno ti gratifico.
Qualche anno fa la rete commerciale di rivendita dei biglietti ha subito una ristruturazione unilaterale da ATAF: in fondo i biglietti sono miei e li distribuisco come voglio, potrebbe rispondere ATAF. Giusto.
Prima ATAF dava ai rivenditori un 5% lordo di margine sui titoli di viaggio, c’era un minimo da acquistare ed il pagamento di fatto avveniva per contanti.
Poi sono state create le fasce di merito, si va dal 3% per chi ordina poco fino al 6% per chi ordina tanto.
Si premia il più grande e di fatto si fa scegliere ai piccoli di non vendere tali biglietti: un auto epurazione. La maggior parte delle rivendite vende al 4% e quindi ci hanno rimesso negli ultimi anni un 1% sul 5% iniziale: tradotto il 20% del guadagno lordo di riduzione.

Ma forse c’è una magagna più grossa.

Negli ultimi due anni alle rivendite che solitamente  fanno un po’ più di volume vendita viene proposto un ulteriore PIANO BONUS: dagli uffici commerciali viene calcolato un tetto calibrato sopra ogni singola rivendita e per chi lo supera  ci sono ottimi vantaggi:
– un 1% in più su tutto il fatturato dell’anno;
– il posticipo del pagamento al 30 aprile (l’anno scorso era il 31 marzo) dell’ordine fatto per raggiungere il budget del PIANO BONUS;

Bello, bellissimo. Anzi splendido. Oppure no?

Il dubbio: il tetto è calcolato in base alla media degli acquisti e per le rivendite è abbastanza possibile realizzarlo.
Cosa ottiene Ataf in cambio?
Meno viaggi per le consegne: Vero.
Rivendite sempre rifornite: Vero.
Un bilancio annacquato? Forse.

Se ATAF dichiara da qualche parte in bilancio che queste vendite sono realizzate per raggiungere il pareggio di bilancio, e che di fatto ha anticipato di 4 mesi su 12 la fatturazione del 2012 a favore di quella del 2011 non c’è nulla di male, ma se non lo fa rischia di annacquare il bilancio.

Personalmente sono contrario a questa ripartizione per fasce perchè essendo il trasporto pubblico un servizio con l’ottica e la volontà di aiutare la cittadinanza  dovrebbe avere la maggiore diffusione possibile per quanto riguarda la vendita dei titoli di viaggio e visto che ci siamo dovrebbe avere quella tanto desiderata equità sociale anche tra i rivenditori. Forse la piramide della percentuale dovrebbe essere rovesciata a favore dei piccoli. E inoltre penso che ATAF non debba dimenticarsi che fare oggi ilpareggio di  bilancio non sia la risoluzione dei suoi problemi e che se fatto senza le dovute cautele sia come scavarsi la buca sotto i piedi o se vi piace di più è mangiarsi la gallina invece dell’uovo.

PS Ho il lusso di poter dire queste cose perchè faccio parte delle rivendite che hanno il 6% di guadagno.

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